the Kenian way

In Africa, Kenya, alla scoperta delle origini della corsa e le sue montagne.

18 marzo -18 aprile 2015

Se ti è nato il gusto di scoprire, non potrai che sentire il bisogno di andare più in là… oltrepassare i limiti della ovvia quotidianità.
Il 3 luglio 2011 non è iniziata semplicemente la mia passione per il trail running; inconsapevolmente si avviava un percorso di esplorazione interiore che si è espresso pienamente con l’avventura in Kenya.
Ho creato come scopo del viaggio un mix di sport, alpinismo orizzontale e fusione con la cultura locale.
Perché orizzontale?
Credo fortemente che si può essere alpinisti anche senza scalare una montagna.
L’ alpinismo puro è metterci fantasia, curiosità, sogni, la scommessa con se stessi e infine provare ad applicarli.

Nicolas Haelg - Gravity

Musica consigliata per la lettura di questo articolo
Nicolas Haelg ~ Gravity (ft. Marie Beeckman)

Sulle orme di Walter Bonatti che dopo l’addio all’alpinismo verticale comincia con l’esplorazione orizzontale partendo proprio dal Kenya ,prende forma l’idea di un viaggio/reportage in uno dei luoghi più affascinanti del pianeta.
Le mete che visiterò saranno il parco del Monte Kenya e le sue vette, il monte Elgon, famoso per la sua grotta Kitum dove si rifugiano gli elefanti per leccare il sale dalle pareti.
Le cascate Murchison Nilo Vittoria e il camp di Atletica di Iten nei pressi di Eldoret, conosciuta anche come “home of champions”.
In quest’ ultimo sosterò un paio di settimane afferrando le emozioni dei futuri atleti Kenioti, le loro giornate e l’alimentazione.
Si parte..
3 giorni all’interno del parco Monte Kenya scalandolo per la via Sirimon.
Il primo obbiettivo è un lungo cammino che mi porterà alla base delle 3 vette del Mt Kenya.

Un trekking che solitamente si percorre in 5-6 giorni, la guida ci ripete che in 3 giorni sarà una maratona ma il costo per 6 giorni all’interno del parco diventerebbe insostenibile e dovrei rinunciarvi.
Il cammino, anche se a passo veloce in questo caso, è un gesto rivoluzionario, durante si ha la sensazione che rivoluzioni l’esistenza, e in fondo, è mai esistita una rivoluzione che non sia partita da una marcia?
Per esempio la marcia del sale di Gandhi, quella di Martin Luther King su Washington e per la pace di Capitini. Sembra di rinunciare al superfluo per rifugiarsi nell’essenziale.
Ma prima di tutto colui che cammina è un uomo libero, non si può ricattare perché non ha bisogno di nulla.

Il primo Gate, che corrisponde a quello di entrata si trova a 2650 mt e verso le 14.30 lo lasciamo alle nostre spalle per raggiungere Camp old Moses a 3300 mt dopo 9 km di trek attraverso la foresta.
Dopo essere arrivato al campo sono curioso di provare una corsa a 3300 mt. Manca poco alla cena e il sole sta calando, giusto il tempo per godersi il tramonto e le sue luci che trafiggono gli arbusti e le piante che mi circondano.
Il secondo giorno affrontiamo 14 km per raggiungere i 4200 mt dello Shipton Camp. A metà strada mentre terminiamo l’ultima salita si staglia difronte a noi il miglior colpo d’occhio della giornata. Le 2 facce nord del Nelion e Batian Peak. Dopo l’utimo scollinamento percorriamo un lungo corridoio a fondo valle che termina allo Shipton camp.
A ridosso delle tre cime del monte Kenya,trascorriamo l’ultima notte prima di attaccare la punta Lenana a 4985 mt.
Anche qui prima della cena e insieme ad un atleta keniano tento una corsetta. Appena 5 km ma sono sufficienti per realizzare che è impossibile aumentare la velocità. Nel momento in cui tento un allungo o ad accelerare leggermente l’andatura si prova come una sensazione di schiacciamento della cassa toracica.
Non si dorme molto quella notte anche a causa dell’altitudine, e alle 3.00 suona la sveglia per una leggera colazione. Si parte con il buio intorno alle 3.50 e la guida calcola i tempi per giungere in cima in tempo per l’alba. Arriveremo in cima alle 6.30 per un’alba africana dai colori indimenticabili.
In discesa mi diverto con una breve corsa, sento che il fisico reagisce molto meglio all’altitudine di quel che immaginassi.
Dopo una breve pausa per la colazione ripartiamo per uscire dal parco ripercorrendo a ritroso lo stesso sentiero, arrivati al gate avremo percorso in 3 gg circa 60 km con 2245 mt di dislivello.

La discesa, mai troppo tecnica invita alla corsa, proseguiamo fino al lago del Gabiet dove l’espressione “pied dans l’eau” sarà da prendere alla lettera. Splendido refrigerio in una torrida e magnifica salita estiva.

Quella notte torno a Nairobi con la Guida Simon che mi ospita nella sua bidonville alla periferia della città.
L’esperienza è alquanto unica e anche se mi incuriosisce inizialmente faccio fatica ad abituarmi a quella condizione.
Il giorno seguente si parte all volta di Iten, paese di campagna situato sull’altopiano di Eldoret.
Iniziano i giorni dell’high altitude training. Il camp si trova a 2350 mt e gli abitanti sono circa 10.000.
Tra questi circa 1200 ragazzi praticano Atletica leggera con distanze che spaziano tra i 400 mt fino alla maratona.
La semplicità con cui si affronta ogni momento della giornata è disarmante ed essendo abituato a ritmi frenetici non sempre riesco a cogliere tale bellezza. Ci vorrà qualche giorno per rallentare e assaporare al meglio le fasi della giornata.
Sono ospite in un camera con altri 2 ragazzi keniani trasferitisi da villaggi più o meno vicini, fondamentalmente per allenarsi tutti i giorni.
Per l’ospitalità che comprende letto e luce elettrica provvedo alla spesa dei generi alimentari.
I primi giorni non si può forzare il ritmo della corsa, la sensazione di stanchezza fisica giunge prima del previsto e dopo circa 7 km si sbatte contro il “muro”, sei costretto a rallentare.
Solitamente la settimana di allenamento è scandita in questo modo: il lunedi, loro lo chiamano “crazy monday”, l’appuntamento è alle 9 am davanti al benzinaio appena fuori dal paese per un morning jog di gruppo (30-40 atleti) che parte subito velocissimo, circa a 3.20 min/km e via così per 18 km.
Il Martedi è il giorno del fartlek, sempre di gruppo, e sono 150 i ragazzi che si incontrano per allenarsi. Mercoledi sveglia presto: ore 6 per corsa libera leggermente più lenta del lunedì, sempre collettiva. Giovedi speed work in pista, esercizi sui 400-600-800. Venerdi nuovamente sveglia alle 5.30 am per il morning jog di gruppo, sabato riposo, la domenica ci si ritrova nei baretti per seguire i connazionali sparsi per il globo a correre qualche maratona. Insomma, a Iten chi si allena vive per la corsa a 360 gradi.

Ammetto che dopo solo una settimana Iten e i suoi ritmi mi annoiano, anche perché non sono in Kenya solo per correre. È il momento di attaccare il Mt Elgon. Giungo al gate di entrata al parco in moto, in 3 su una moto. Il pilota, la guida, tutto il materiale per 3 giorni di trekking e io in mezzo. Il casco è opzionale.
Trascorriamo la prima notte in tenda fuori dal parco e il mattino seguente affrontiamo i 32 km con 1800D+ che mi porteranno al campo base appena sotto la vetta Keniana del parco, Koitoboss Peak a 4187 mt.
Il trekking durerà circa 7 ore e a metà verremo colti da un temporale parecchio intenso. Notte in tenda e sveglia presto per raggiungere la cima. Purtroppo verremo respinti dalla fitta nebbia a 3 km dalla vetta. Mi balena così l’idea di convincere il ranger (che ha un passato da runner) a tornare al gate di entrata correndo. Una fantastica discesa di 32 km tutta per noi. Gli zaini pesanti saranno trasportati dà una jeep insieme alla guida alpina che ci da dei pazzi per l’idea.
Sicuramente quello che finora mi ha più sorpreso dal rientro a casa è questo:
“È come se in Kenya avessi re-imparato a camminare. Ho rallentato decisamente il passo adattandomi agli abitanti di Iten.”
Ció che oggi provo e la mia mente elabora è: “ora che ho imparato a camminare nuovamente posso anche correre piu veloce”. Come se rallentando in realtá mi evolvessi prendendo coscienza di questa nuova forza.
“Cosa mangi stasera Stanley?”
“Un bicchiere di latte e un pò di ugali”
Cosi mi ha risposto Stanley Kiprono (futuro atleta olimpico sugli 800mt) l’ultima sera, dopo che gli avevo appena pagato 1 kg di zucchero al minimarket.
Credo che serva essere affamati per affermarsi, quasi al limite della disperazione, che da noi è difficile dare il massimo perché pur volendo evitare le comodità, ne siamo immersi.
Noi sappiamo lottare soltanto quando non abbiamo quasi nulla, quando la vita è semplificata al massimo, allora lì, in quel momento, spunteranno nuove forze, nuovi stimoli. Ci sentiremo forti, senza esserlo grazie ad un allenamento o a chissà quale dieta, che probabilmente ha solo logorato mente e fisico.

Autore Simone Zaccone