Fernanda Maciel

Fernanda Maciel: la donna più veloce del Kilimangiaro

L’atleta brasiliana della grande famiglia di The North Face ha stabilito il nuovo record di salita e discesa dal Kilimangiaro.

Fernanda Maciel – Ultra runner atleta The North Face – ha appena compiuto una grande impresa: il 26 settembre 2017 ha battuto il record femminile di salita e discesa dal Kilimangiaro. Fernanda ha corso dall’Umbwe Gate fino alla cima ed è in seguito ridiscesa fino Mweka Gate in sole 10 ore e 6 minuti, stabilendo così un nuovo record e migliorando di quasi 3 ore il tempo precedente, pari a 12 ore e 58 minuti, stabilito da Anne-Marie Flammersfeld.
La disturbiamo mentre si sta godendo un po’ di meritato riposo.


D: Come nasce e poi si sviluppa un’impresa come la tua?

R: Ho molti progetti in mente. Ho scelto il Kilimangiaro perché è in Africa, un continente fantastico, la Tanzania è una nazione povera ma davvero bella, e credo che tutto il mondo dovrebbe visitarla.
I miei progetti mi permettono di conoscere persone del luogo, seguire delle attività con i bambini; tutti i miei progetti sono costituiti da una sfida di corsa e da alcune attività con la società locale che desidero conoscere. Quindi ho pensato “sarebbe grandioso incontrare la gente in Tanzania, conoscere bambini, cantare e ballare con loro, e anche salire sul Kilimangiaro”.
Quindi non è soltanto la scalata, ma tutto ciò che vi è intorno che rende un progetto valido per me.

D: Noi “comuni mortali” guardiamo a un’impresa come la tua e pensiamo a qualcosa di titanico, di inimmaginabile e sovraumano. Tu come la vedi? Che effetto ti fa il prima e dopo?

R: Beh, la maggior parte di queste imprese che faccio sono quasi impossibili. Mi piacciono le grosse sfide, perciò ho iniziato a farle. Corro in montagna da ormai dieci anni e questo mi ha permesso di ottenere la giusta sicurezza che, grazie al mio background di ultra runner in montagna, e a tutte le montagne che ho scalato, ho la consapevolezza di poter tentare di affrontare queste sfide. È la mia esperienza in montagna a rendermi pronta ad affrontare queste sfide, ma sono pur sempre delle imprese difficili e ogni volta non so se sarò in grado di completarla o meno. Lo spiego di solito anche ai miei sponsor e alle persone che mi seguono, “è solo un tentativo”. A me fa l’effetto di un nuovo mondo che si apre per me e per le prossime generazioni, qualcosa che magari nel futuro potrà essere considerato “normale”.
Correre in montagna è una grossa prova per il fisico; non si sa mai quando il corpo ci dirà di fermarci. Si spinge sempre, ma è pur sempre un rischio.

D: Che differenze hai trovato tra l’Aconcagua e il Kilimangiaro?

R: L’Aconcagua è decisamente più difficile, perché più alto e più lungo; correre a quelle altitudini è più rischioso e il corpo ne risente. Il Kilimangiaro è stato più facile perché sono arrivata “solo” fino a quasi 6000 metri e anche perché avevo già sperimentato l’Aconcagua, che mi ha quindi permesso di spingere maggiormente e di tenere un gran passo.

D: Mentre ti allenavi a 5200 m hai assistito a una valanga di rocce. Come sei riuscita a metterti in salvo?

R: Wow, è stata una cosa da pazzi, perché stavo correndo in salita, il fotografo e una guida che erano accanto a me hanno esclamato “wow, una valanga di pietre!”. Ho visto pietre grandi quasi quanto un frigorifero rotolare verso di noi, c’era solo una piccola roccia alle mie spalle, che ho utilizzato per ripararmi la testa; ma poi le rocce hanno iniziato ad esplodere e sono stata costretta a correre via per proteggermi. Non potevo girarmi ad osservare alle mie spalle se le rocce mi stavano raggiungendo, ma sono riuscita a mettermi in salvo. Una volta superata questa difficoltà, mi sono resa conto che sarebbe stata molto più facile portare a termine la sfida.

D: La tua filosofia di vita è “Move…positive”. Cosa significa? Puoi spiegarmelo?

R: Abbiamo milioni di pensieri. Dobbiamo averne il controllo ed essere positivi, rendere i nostri pensieri positivi, perché sono questi che muovono il mondo nel modo giusto.

D: Hai iniziato con il tuo progetto WHITE FLOW, hai scalato l’Aconcagua e il Kilimangiaro. Ci sarà una prossima sfida? Punti per caso a scalare le Seven Summits?

R: Ho iniziato il mio primo progetto correndo il Cammino di Santiago; ma i miei progetti sono vari, a volte includono delle vette, altre volte percorro delle lunghe distanze. Il mio prossimo progetto sarà a Rio De Janeiro e consisterà in una lunga corsa. Perciò non si tratta sempre e solo di montagne e vette.

D: Noi gestiamo le community The North Face di Milano e Bolzano di I Train Free, gli diamo degli obiettivi cercando di far capire loro che possono allenarsi senza vincoli o restrizioni. Che messaggio vuoi dare a queste persone?
Cosa significa allenare il proprio corpo per delle sfide?

R: Ho iniziato a correre percorrendo solo 5 km su strada. È così, semplice. Ora, dopo venti anni, so che bisogna rispettare il proprio corpo. Continuare ad allenarsi, essere positivi e avere pensieri positivi, aggiungere distanza ai propri allenamenti, aggiungere gradualmente delle esperienze in montagna. È fantastico.
Chiaramente, la genetica ed altri fattori contribuiscono, ma tutti iniziano così. Tutti i campioni iniziano allo stesso modo, aggiungendo poi qualità e distanza ai loro allenamenti.

Fernanda Maciel, 37 anni, dopo una serie di imprese di notevole portata, parla come una persona semplice, che non sottovaluta nulla di ciò che fa e porta il giusto rispetto per la montagna.
Come tutti i grandi campioni sanno fare.

Autore Davide Orlandi, photo credits Gabriel Tarso