Gressoney Sequel

Soul Running torna nella valle della cultura Walser dopo il prequel invernale “running powder”.
Ora si sale in quota. Ora si scopre l’altra faccia di Gressoney.

Premessa – “Teoria della relatività geografica”

Anni fa a Roma per lavoro. Estate bollente, Luglio. Girovagavo in zona Colosseo dopo un appuntamento, giacca e cravatta, in cerca di un posto dove mangiare qualcosa di non turistico, con la possibilità di guardare la partita, non ricordo se mondiali o europei di calcio. Dopo diverse vetrine poco attraenti e sempre più sudato, incontro un vigile. Bene, mi dico, e chiedo: “Sa dove posso trovare un bella trattorietta (per noi milanesi tutto è vezzeggiativo) tipica dove si spende poco, si mangia bene, aria condizionata e si può vedere anche la partita?” Lui, sudato più di me, guarda in alto, poi a destra, si solleva il cappello con la mano grattando un po’ la tempia. Mi guarda e: “Ao’ se ‘a trovi chiamame”. Favolosamente “Verdoniano”.

Sting - If You Love Somebody Set Them Free

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Sting ~ If You Love Somebody Set Them Free

Se un lettore di SR, quindi, mi chiedesse: “Davide sai mica dove posso passare un fine settimana lungo con la mia famiglia, allenandomi su percorsi unici, magari in compagnia di campioni fortissimi, magari in un hotel accogliente, curato, magari con un ristorante favoloso e…. magari spendendo il giusto?” Io a quel punto, mi gratterei la fronte pensieroso sollevando il Buff, quello di Soul Running ovviamente, e direi con assoluta certezza: “certo che si!! Non puoi sbagliare vai da Deborah e Rebecca al Lyshaus di Gressoney!!!”.

Gressoney – L’emozione di un Running Park.

Si perché uscire dai profumi dell’Hotel e trovarsi sul sentiero del Walser Trail è un attimo. Incredibile, poi, trovarsi 200 metri dopo a chiacchierare con il primo degli italiani al mondiale di Chamonix oltre che vincitore dello scorso Tor, Franco Collè. Beh dimenticavo che il sentiero l’ha consigliato Giancarlo Annovazzi, uno che di trail sa il fatto suo!
Insomma la vera verità è che quando arrivi nella vallata dei Walser sei nel regno dell’imbarazzo della scelta, infatti ho cambiato tre volte il programma di questi due giorni di mountain running.
Prima di tutto avevo pensato di avventurarmi sui terreni di allenamento di Giancarlo, dei veri “private trail”, poi ho considerato l’idea di tornare dove dieci anni fa circa avevo attraversato uno dei luoghi più belli mai visti: i pratoni di San Grato salendo al Colle Chasten. Ma poi mi sono svegliato, dal letto ho spostato la tenda e ho visto il ghiacciaio, ho visto il Lyskamm etereo, fisso, irreale, come un quadro. Incorniciato dal cielo cobalto che solo la montagna può regalare.
Via, allora, con Deborah, ormai una Soul Runner oltre che la gentilissima proprietaria del Lyshaus Hotel, e Kefira, il suo pastore svizzero femmina, immacolata.
Decidiamo di dirigerci verso quello che sembra un balcone a picco sul Rosa: la cima dell’Alta Luce.

Oggi per esser onesti non abbiamo propriamente corso, abbiamo camminato, il più possibile rapidi, correndo talvolta, ma soprattutto godendo di un giardino fiorito che appariva come coltivato. Muovendoci tra rododendri, ginestrini, genziane e genzianelle oltre ai mitici “nontiscordardime” nella loro versione di montagna. Saltando mille cascate, torrenti, rigagnoli. Arrivando all’attacco del sentiero 7C, ultimi 200 di dislivello, che decide per la verticalità. Linea di massima pendenza su crinale erboso, poi roccioso, poi nevoso, fino al pendio più dolce sulla sommità.
Corriamo fino alla linea di demarcazione tra il mondo del trekking e l’alpinismo. Giochiamo con le immagini, scattiamo per cercare la luce migliore, ma soprattutto godiamo, infinitamente dei precipizi grigi e bianchi che delineano la forma del massiccio, che non smettono di scolpire la montagna, scivolando indolenti, a volte violenti verso valle.

La discesa, mai troppo tecnica invita alla corsa, proseguiamo fino al lago del Gabiet dove l’espressione “pied dans l’eau” sarà da prendere alla lettera. Splendido refrigerio in una torrida e magnifica salita estiva.

Il secondo giorno decidiamo di partire a fianco del Lyshaus dove, attraversando la strada, si guadagna subito il sentiero Walser. Anello di 20 km che potrei definire “taylor made”. Direi che è l’anello perfetto per mantenersi in forma. Si può pensare di farlo tutto oppure, grazie alla vicinanza con la strada laddove incontra la cultura Walser passando per villaggi incantati, si può scegliere se passare dall’altra parte del Lys, che scorre gonfio e tronfio dando il nome alla Valle, risalendo il versante opposto e recuperando il rientro, accorciandolo a seconda delle proprie sensazioni ed esigenze di training.
D’obbligo la cartina che si può acquistare al punto informazioni per i turisti a Gressonay Saint Jean, al costo di due euro, bravi! Mappa che non si deve avere solo per non perdersi, cosa peraltro difficile, ma anche e soprattutto per capire in che villaggio si è, dove si passa e dove sono passati i Walser nei secoli, avvicinarsi alla loro cultura, alle loro tradizioni.

Ritengo che sapere dove ci si trova, in senso allargato, sia un requisito fondamentale per un runner di montagna, per un trekker, per un alpinista, un nordic walker, un mountain biker, insomma per chiunque ami l’outdoor. Non si può rispettare ed apprezzare a fondo un luogo se non lo si conosce!
Dopo le fatiche corroboranti delle giornate gressonare, tornare da Deborah e Rebecca per cena è il recupero del fisico e dell’anima. I risotti del Lyshaus… Chissà se dopo che gli abbiamo finito le provviste ci vorranno ancora per “Gressoney, The red version” … come cos’è? Quella autunnale no?!?!
A presto!