TRANS ALPINE RUN

Una squadra, 2 trailer, 2 minuti o 100 metri, 4 nazioni attraversate, 268 km, 16.310 metri di dislivello positivo. Ecco i numeri di una delle gare regine dell’Arco Alpino.

La TAR, o meglio Gore-Tex Transalpine Run, è un viaggio; una cavalcata in otto tappe attraverso 4 nazioni, 268 km e 16.310 metri di dislivello positivo.
Si parte da Oberstdorf, in Baviera, per poi passare in Austria, quindi la bassa Engadina Svizzera, ed infine l’Alto Adige, con arrivo a Solda.
È una gara diversa, dove non è ammessa la partecipazione individuale, solo team composti da due runner, che per tutta la gara non potranno mai essere distanziati per più di 2 minuti o 100 metri l’uno dall’altro.
E questo aspetto fa la differenza; i due componenti del team dovranno adattarsi l’un l’altro, aiutarsi, cercando di trovare il giusto ritmo ed equilibrio necessario a portare a termine la gara.

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Oberstdorf, cittadina dell’Algovia, accoglie i team provenienti da 24 diverse nazioni; espletate le formalità di rito, coloro che hanno scelto la formula Camp vengono indirizzati alla palestra dove passeranno la prima notte.
E questo è un altro aspetto importante della Tar, chi può si organizza prenotando per proprio conto gli alberghi nei luoghi dove la gara farà tappa, mentre chi vuol contenere le spese o ha maggior spirito di adattamento sceglie i Camp, di solito palestre dove ognuno dovrà piazzare materassino e sacco a pelo per la notte.
La nostra squadra, il “Soul Running Elba Trail Team”, composto da Massimiliano Pagni e Gianni Giulianetti, con il supporto del sottoscritto con funzioni di autista accompagnatore, motivatore, team manager, ha scelto la formula Camp.
Quattro passi per Oberstdorf sono d’obbligo. Incontriamo il grande Silvano Fedel in compagnia del proprio compagno di Team, Andrea Gottardi; scopriremo poi che Silvano è un vero mito alla TAR, tre volte vincitore, qui conosce tutti e tutti conoscono lui!

Al mattino incontriamo l’altro Team italiano, composto da Mirko Righele e da Francesco Rigodanza; quest’ultimo, venticinquenne, è una vera forza della natura, fortissimo e con enormi margini di miglioramento, in futuro siamo certi ne sentiremo parlare molto.

L’adrenalina sale, si respira un’aria festosa e al contempo tesa, giusto il tempo di un gemellaggio fotografico con le biondissime Christine e Herta, madre e figlia in team dall’Islanda, e la TAR 2015 prende il via.

La prima tappa prevede un tracciato di circa 36 km con 2100d+, apparentemente privo di grandi difficoltà, ma per questo da non sottovalutare per almeno tre buoni motivi; il primo è l’euforia e la freschezza di una prima tappa, dove ancora nelle gambe non c’è la stanchezza accumulata nelle tappe precedenti.
Il secondo è dato dal fatto che è necessario trovare il giusto feeling con il partner, necessario per affrontare senza stress le tappe successive; per finire il meteo, la giornata splendida ma caldissima, con assenza di vento potrebbe creare non pochi problemi.

E infatti all’arrivo a Lech assistiamo ai primi psicodrammi, coppie già in discussione a causa del feeling assente e atleti cotti dal caldo e dal sole a picco; anche il nostro Team paga le conseguenze del noviziato, ma si tratta solo di qualche disaccordo sul ritmo da tenere, e davanti ad una birra fresca tutto si stempera rapidamente!
Ed è già seconda tappa, l’aria del mattino a Lech è frizzante, ma anche oggi si tratterà di una giornata caldissima; il tempo di scambiare due parole con Margaretha e Craig, che hanno deciso di passare la loro luna di miele qui alla Transalpine, il Team si chiama proprio The Honeymooners; se il loro matrimonio reggerà all’impatto degli otto giorni di gara sarà certamente duraturo.
Si tratta di una tappa piuttosto veloce, di 25 km con 1900D+ fino a St. Anton senza particolari difficoltà.
Il nostro Team corre in armonia e centra il sesto posto nella categoria Master Men; tutto bene, all’apparenza, ma il team che li segue presenta reclamo contro i nostri perché, a loro dire, avrebbero tagliato il percorso, (in realtà si tratterebbe di un paio di tornanti; in serata la direzione di gara decide di comminare una penalità di 15 minuti. Perdiamo due posizioni.
Alla partenza della terza tappa cerchiamo di capire se sia possibile presentare ricorso, ma il tempo è poco e quindi alla fine si parte. Arriveremo a Landeck dopo 40 km e 2700D+, intensa!
La rabbia per quella che è ritenuta ingiusta penalizzazione spinge i nostri a dare il massimo, ed infatti alla fine rosicchiano minuti preziosi al team che aveva presentato reclamo; ormai è chiaro, la sfida sarà arrivare davanti a loro!

La quarta tappa ci porta nella bassa Engadina, in Svizzera, a Samnaum; è la tappa più lunga, 45 km con 2800D+.
Non sembrano accusare stanchezza i primi team, come i fratelli andorrani Casal Mir, sempre velocissimi e impegnati a battagliare per il primo posto con la coppia italo austriaca composta da Daniel Jung e Ivan Paulmichl, oppure i primi della master men, gli svizzeri Jenzer e Bartschi, visti al pasta party la sera, minuti, quasi dimessi, si fatica a credere siano due atleti fortissimi, per quanto sconosciuti al grande pubblico.
Stasera il pasta party è in quota, saliamo con la funivia a 2500 mt e ceniamo al rifugio. Piove e la temperatura è calata. Il pensiero corre alla tappa di domani, il vertical; sarà una tappa di riposo come molti pensano, od una sofferenza, dato che ci sarà da spingere forte?
È mattina. Tappa cinque. Piove e fa freddo, i rari momenti in cui si diradano le nuvole si notano le cime più alte già innevate; la tappa parte in modo inverso, relativamente alla classifica, prima partono gli ultimi team ed a seguire tutti gli altri.
Tutti sanno che i 6,3 km con 750D+ non potranno dare grandi scossoni alla classifica, ma è comunque una sfida, e nessuno vuole tirarsi indietro; l’arrivo in quota, a 2500 mt, è sotto una pioggia gelida e battente, tutti arrivano fradici ed infangati, ma l’atmosfera è di festa, anche grazie ad alcuni team che affrontano la gara con spirito goliardico, come i due norvegesi oversize che addirittura giungono al traguardo praticamente nudi, coperti solo da un minuscolo perizoma, o dai fotografi-motivatori d’eccezione, il top runner tedesco (team Salomon) Philipp Reiter che corre rigorosamente (anche se fuori gara) vestito con un costume da orso insieme al fotografo ufficiale Stephan R. ”Gripmaster”.
Relax pomeridiano nella bella sauna di Samnaum e dopo una notte piovosa siamo alla sesta tappa, davvero tosta, 37 km con 2000 D+ ed arrivo sempre in Svizzera, a Scuol.
I volti dei concorrenti, che comunque non perdono mai l’allegria, sono ormai segnati dalla stanchezza; alcuni team sono “scoppiati”, vuoi per l’abbandono di un componente, vuoi per i rallentamenti forzati a causa di dolori, piccoli infortuni, o anche per stanchezza mentale.
Tra i top è crisi profonda nel team New Balance delle biondissime e fortissime americane Christine Lundy e Brandy Erholz; quest’ultima si è infortunata e Christine proseguirà la gara da sola, il che è ammesso, ma comporta un ora di penalità a tappa, quindi addio ad ogni velleità di vittoria nella classifica femminile.

Intanto il nostro team continua la sua rincorsa alla sesta posizione, anche al traguardo di Scuol si registrano alcuni minuti recuperati al team rivale, con il quale peraltro, i rapporti si sono riallacciati, con reciproci complimenti a fine tappa, anche se resta l’amarezza per la penalizzazione.
Dopo la tappa c’è la sorpresa Camp; si sapeva da tempo che sarebbe stato attrezzato presso le scuole ma non reggiamo il rifugio anti atomico, la location è proprio difficile. Decidiamo di trovare una camera in città.
Scuol è piena come un uovo, ma con un colpo di fortuna riusciamo a trovare una stanza in un modesto hotel, una camera a cinque letti dove staremo sia noi che i trentini Fedel e Gottardi; dopo poco riceviamo un messaggio da Rigodanza, che ci chiede se abbiamo trovato qualcosa e se ci fosse posto anche per loro; insistendo con garbo riusciamo a rimediare l’ultima camera anche per Francesco e Michele.
Andiamo a letto. Fuori pioggia fredda e nuvole non fanno presagire niente di buono, infatti al mattino le montagne intorno a Scuol sono imbiancate da una nevicata notturna, anche se qualche timido raggio di sole pare cominci a farsi largo tra le nuvole.
La partenza è comunque sotto una pioggerella fine, i km di oggi sono 38 con 1700D+, ed arriveremo finalmente in Italia, a St. Valentin; la stanchezza è tanta, ma ora bisogna stringere i denti, sono le ultime due tappe.
Fortunatamente il tempo migliora, l’aria all’arrivo di St. Valentin è fresca, ma il sole splende; il team italiano di Fedel e Gottardi va fortissimo e si piazza quinto assoluto di tappa, strappando applausi, mentre il nostro team purtroppo accusa il colpo.
Un colpo di freddo rallenta Massimiliano, che si trova senza energie, costringendo anche Gianni ad adattarsi, ma certo nessuno mollerà proprio all’ultima tappa!
Ultima notte pre gara. Pioggia e freddo costringono gli organizzatori a modificare il tracciato di gara, quote più basse e meno km, “solo” 36, porteranno i team superstiti fino ai 1900 mt di Solda.

Il nostro Team parte quasi rassegnato, ma durante la tappa trovano la forza e la convinzione per centrare l’obbiettivo; battagliano per più di metà gara con i rivali, poi negli ultimi km piazzano l’attacco decisivo ed arrivano al traguardo con un cospicuo bottino di minuti recuperati; non solo vengono recuperati i 15 miunuti di penalizzazione, ma ne vengono inflitti altri sei ai rivali, ristabilendo così l’ordine naturale delle cose.
Alla fine è festa, i primi tre team assoluti arrivano mano nella mano, gli applausi e le lacrime di gioia si sprecano, ogni concorrente viene celebrato come un vincitore ed i dolori le fatiche immense dei giorni precedenti svaniscono tra musica e birre che vanno e vengono.

Cala quindi il sipario su questra straordinaria manifestazione che è la Gore-Tex Transalpine Run, una gara che in realtà è costituita da otto gare quotidiane durissime ed intense, ma soprattutto una prova di adattamento e condivisione con l’altro componente del team; una ricerca quotidiana di equilibrio e compromessi, dove ognuno deve cedere qualcosa di se stesso all’altro.

Difficile certo, ma se ci riesci alla fine il premio sarà uno straordinario arricchimento personale, un valore aggiunto che va ben oltre ogni risultato sportivo. Indimentacabile!

Autore Max Russo