Grande Randonnee

Corsica chiama Elba risponde

Era da tempo che pensavamo alla Grande Randonnée Numero 20, o GR20, ma per mille motivi non eravamo mai riusciti a organizzarci. Quell’isola a noi così vicina, tanto da poterne scorgere le case di Bastia dalla costa occidentale elbana, in realtà, da un punto di vista logistico, per noi era difficile da raggiungere.
Traghettare per Piombino, raggiungere Livorno, poi ancora una lunga traversata fino a Bastia, insomma non era facile pianificare un giro.
Poi, la scorsa estate, Corsica Ferries inaugura una linea Portoferraio-Bastia: improvvisamente le cose diventano più facili e bastano un paio di brain storming serali per decidere. Scegliamo un week end di fine luglio, in tre giorni faremo il tratto nord del GR20, partendo a Vizzavona per raggiungere Calenzana, dormendo due notti lungo il percorso.
La nostra idea è di essere autonomi, quindi vorremmo trovare del materiale ultra leggero, dato che avremmo intenzione di procedere in modo spedito, correndo quando possibile, ma in ogni caso a passo svelto. In breve tempo troviamo i giusti partner: abbigliamento, zaini, calze compression, tenda, materassini, sacchi a pelo e bastoncini, tutto ultralight!
Otteniamo anche l’appoggio di Corsica Ferries per i traghettamenti, e un giovedì sera di fine luglio finalmente prende corpo la nostra Soul Experience GR20.
Da quel momento la nostra avventura sarà un concentrato di emozioni, ci basta sbarcare a Bastia perché l’adrenalina salga, non vediamo l’ora di iniziare.

Calexico - Puerto

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Calexico ~ Puerto

Al mattino seguente rapida colazione, foto di rito e via. Sin dai primi metri però ci rendiamo conto che presi dall’entusiasmo non abbiamo considerato alcuni aspetti: il primo, e più importante, è quello del peso degli zaini: abbiamo un 20 litri ed un 12, ma malgrado i materiali siano tra i più leggeri sul mercato, alla fine ci rendiamo conto che sulle spalle dovremo comunque portare un peso superiore ai dieci chili.
L’altro aspetto importante è che da subito il GR20 si presenta in tutta la sua durezza e tecnicità; per quanto il tratto iniziale, da Vizzavona al rifugio Onda, non sia tra i più difficili del tracciato cominciamo già a pensare che rispettare i tempi di percorrenza previsti non sarà facile.
Da lì comincia la nostra avventura di corsa su uno dei tracciati più famosi al mondo; panorami spettacolari, viste mozzafiato su laghetti di montagna, creste inaccessibili (ma che comunque poi abbiamo affrontato), la maestosità delle montagne, la difficoltà dei sentieri.
Il ritmo non siamo stati noi a sceglierlo, è stato il GR20 stesso a imporcelo, ricordandoci, passo dopo passo, il rispetto che pretende, costringendoci a rivedere la nostra tabella di marcia.
Mille sono le immagini rimaste impresse nella nostra memoria: le tantissime piscine naturali in cui ci immergevamo per trarne refrigerio, le creste selvagge, gli spettacolari laghi di montagna; e poi le salite che non finivano mai, le discese da affrontare con attenzione, le notti in quella tenda minimal cercando di trovare quel sonno che non arrivava mai, gli strapiombi spaventosi del Cirque de la Solitude, ma anche le birre Pietra che andavano giù come acqua fresca…
Sono stati tre giorni duri ma esaltanti, che ci hanno lasciato una gran voglia di tornare, completare il tratto nord e poi affrontare il tratto sud, da Vizzavona e Conca.
Per i trail runners la Corsica e il GR20 sono il paradiso, certo non da prendere a cuor leggero; noi se dovessimo tornare (e torneremo) forse rinunceremo alla tenda, che si può affittare ai rifugi, alleggeriremmo lo zaino: dieci chili per un trekker dotato di uno zaino specifico non sono niente, ma se dovete correre il peso va ridotto, pena spalle dolenti e piaghe. Se amate i tracciati trail, o più semplicemente correre in natura, dovete almeno una volta provare a percorrere i sentieri del GR20, ma state attenti, la Grande Randonnée Numero 20 vi colpirà dritti al cuore!

Autore Max Russo.

Tre giorni tra i sassi e i rifugi Corsi

In una vita precedente non correvo, non praticavo il trail running, il mio hobby preferito era la pesca. La pesca in mare, la pesca sulle scogliere isolate da tutto e da tutti, in punti spesso molto difficili da raggiungere. A volte mi piaceva pensare che più il posto prescelto fosse difficile da raggiungere e più questo sarebbe stato pescoso. Nelle giornate autunnali, con l’arrivo delle correnti settentrionali, l’Isola d’Elba si illumina di luce propria, la visibilità aumenta in maniera esponenziale e tutto sembra più vicino. In queste giornate magiche spesso mi recavo a pescare sul versante occidentale dell’isola, nel tratto di costa che va da Patresi alla Punta di Fetovaia: una scogliera difficile da raggiungere, con tratti anche impegnativi, soprattutto in considerazione del materiale che bisognava portarsi dietro (sacca canne, esche, cibo, vestiti e attrezzatura varia). La fatica veniva però ripagata dalla bellezza dei luoghi, dalla loro pescosità, ma soprattutto dalla vista che, costantemente, si perdeva sul profilo della Corsica. Quel profilo così netto, con le sue vette spesso innevate, ammetto che mi attraeva moltissimo. Osservandolo mi piaceva pensare che un giorno avrei trovato il tempo, e la voglia, di camminare su quelle montagne.
Passano gli anni e purtroppo si invecchia.
Di solito, invecchiando, si tende a calmare i bollenti spiriti: gli hobby diventano pian piano più moderati e rilassanti, in gergo si appendono le scarpe al chiodo e, magari, si inizia ad appassionarsi a qualcosa di meno energico, come la pesca. Alla tenera età di 43 anni ho fatto il percorso inverso: ho incominciato a correre! Come ai tempi della pesca amavo andare in posti isolati e difficili da raggiungere, dove la natura trionfava nella sua bellezza e dove spesso ti ritrovavi isolato da tutto e da tutti, così faccio oggi con le mie corse. Le gare di pesca sportiva in acque spesso super affollate, con tempi e frequenze di catture da rispettare, sono per me come una maratona; viceversa la pesca nei posti scomodissimi, difficili da raggiungere e nel mezzo della natura è il trail running.
E così, dopo due anni di corse e allenamenti, l’amico Max mi telefona dicendomi che la Corsica Ferries ha deciso di fare una nuova tratta, di collegare l’Elba e la Corsica, cosa che avrebbe potuto esserci particolarmente utile nell’idea comune di andare a correre sulle montagne di quella splendida isola. Inizia cosi lo studio del percorso Grande Randonnée 20, delle sue mappe, dei suoi rifugi e del suo profilo altimetrico, proprio quello che per anni, nelle giornate limpide di pesca, mi aveva tanto ammaliato.

Stage I

Fin da subito ci accorgiamo della difficoltà del sentiero: sui tratti rocciosi il segnale bianco/rosso va seguito con attenzione per cercare i punti di passaggio. La salita del Col de Vizzavona, che ci porta al rifugio dell’Onda, è molto dura ma bellissima e segue un torrente che crea le meravigliose Cascade Des Les Anglais. Dopo circa 10 km, con scollinamento a 2020 metri, scendiamo al rifugio dell’Onda a 1400 mt. Ci fermiamo a bere una Coca, facciamo rifornimento d’acqua alla fontana e ripartiamo per raggiungere il seguente rifugio di Pietra Piana. Iniziamo con un tratto di discesa che ci porta all’incirca intorno ai 1000 metri di altezza, nelle vicinanze di un torrente bellissimo, dove decidiamo di fermarci a mangiare quel poco che avevamo negli zaini, ovvero pan carrè con bresaola. Dopo un bagnetto rinfrescante, iniziamo a salire verso il rifugio, che raggiungiamo verso le 17 del pomeriggio.
Dopo un paio di birre Petra proseguiamo verso la Bocca della Muzzella a quota 2210 msl, dove troviamo un gran bel tratto innevato. Rimaniamo in quota cercando di correre su un’infinità di sassi, sassi e ancora sassi… sentieri cosparsi di trappole pronte a farti inciampare da un momento all’altro. Arriviamo al rifugio di Mangano, 1600 msl, alle nove di sera. Fortuna vuole che al rifugio ci cucinano una pasta calda. Tutt’ora mi capita di domandarmi quale fosse il suo condimento, ma rimane un mistero. La prima giornata si stava concludendo con addosso una stanchezza incredibile, colpa delle poche ore di sonno a Vizzavona, dei 34 km circa con 2400 D+ di percorso particolarmente difficile e accidentato, del peso dello zaino e della doccia ghiacciata.

Stage II

Finalmente nel primo tratto di questa seconda tappa è possibile correre e tenere quindi un buon ritmo, anche se per poco tempo… La gran fatica del giorno precedente ha lasciato i segni. Vista la splendida giornata e la bellezza dei luoghi decidiamo di prendercela con calma, di godercela di più. La giornata è molto calda ma per fortuna riusciamo sempre a trovare acqua. Passiamo il lago di Nino, scolliniamo a Bocca a Reta, 1883 mt, prima di scendere a Castel del Vergio, dove incontriamo l’unico tratto di strada asfaltata. Qui ci fermiamo in un bar per panino al prosciutto corso, beviamo Coca Cola e ci concediamo anche il lusso di prendere una macedonia. Poi via, si riparte sul “sentiero dei sassi”…
Nel primo pomeriggio riusciamo a raggiungere il rifugio di Ciottulo di i Mori, a circa 2000 metri, arroccato su cime rocciose di color rosso scuro. Vista la desolazione del luogo e soprattutto la poca ospitalità del gestore del rifugio, decidiamo di proseguire come da programma per arrivare almeno nelle vicinanze del rifugio de Tighjettu. La discesa verso valle si rivela particolarmente difficile, pensiamo di aver commesso ancora una volta l’errore madornale di aver sottovalutato i sentieri corsi. Ma dopo i primi chilometri il sentiero si addolcisce e riusciamo ad arrivare alla Bergerie du Vallone, dove decidiamo di fermarci.

Stage III

Ci svegliamo alle sei, colazione e via. Partenza verso Asco Stagnu con una salita a dir poco impegnativa che, nel giro di pochi chilometri, ci porta a scollinare ai 2185 mt di Bocca Minuta. Qui iniziamo una discesa molto difficile che ci fa perdere circa 300 metri di quota, dopodiché il “sentiero”, o meglio le rocce con sopra dipinto qualche segnale bianco rosso, inizia a salire deciso. Per fortuna troviamo tratti attrezzati con catene in ferro, indispensabili per poter proseguire fino alla Bocca Tumasginesca, a circa 2200 metri. Siamo nell’area del GR20 denominata Circolo della Solitudine: un nome che dice tutto sulla bellezza di questo luogo. Per rendere la difficoltà di questo tratto basta guardare i dati del gps: in 4 ore e mezzo abbiamo percorso solo 10 km con 1000 metri D+ e altrettanti D-.
La discesa è impegnativa, poi pian piano diventa corribile e riusciamo a raggiungere Asco Stagnu verso l’ora di pranzo. Di comune accordo decidiamo di mangiare in uno dei ristoranti presenti in questa ex località sciistica, aspettando il piccolo bus che partirà verso Ponte Leccia. Qui finisce il nostro contatto diretto l’aspro e affascinante GR20, ce la siamo cavata bene, diciamo che è finita in parità!

Autore Massimiliano Pagni.