Andorra UltraTrail

Terra bellissima, persone fantastiche, un evento che punta al top e tanto divertimento. ¡Venga!

Tumtum-pa! TuTumtum-pa! Sono le percussioni della street band incalzanti, energiche. Corri a destra, sinistra, corri. È tardi! Un attimo e siamo già alla partenza. Ronda dels Cims, 170 km e 13500 m D+, gran numeri. Il luogo è Andorra. Io e Luca, neofiti del trail, chiamati a raccontare di questa terra e questo evento. ¡Vamos! Alloggiamo a La Massana, piccolo centro abitato a pochi chilometri da Ordino, da cui partono tutte le gare. L’atmosfera è identica a quella dei paesini dell’Alto-Adige: ordine, pulizia, costruzioni e paesaggi simili. Tutto tranne la lingua, il catalano, un bel mix di francese, portoghese, italiano, dialetti italiani e, ovviamente, spagnolo.
Il primo giorno inizia abbastanza presto: Arnau, la nostra guida, voleva incontrarci già alle 8, ma il nostro angelo custode Laura ci viene in soccorso e strappiamo una mezz’ora in più.

Florence + The Machine - Dog Days Are Over

Musica consigliata per la lettura di questo articolo
Florence + The Machine ~ Dog Days Are Over

Partiamo per una passeggiata tra le vette andorrane. Si va in macchina fin dove si può e, arrivati dove le forze meccaniche non possono più soccorrerci, si continua a piedi; siamo sul Pic de Cataperdìs. Da qui passerà la gara, intorno al km 30. Qui abbiamo per la prima volta la realizzazione fisica di cosa voglia dire “su in montagna fatichi perché c’è poco ossigeno”; il problema non è percepire l’aria rarefatta, no. Il problema è che dopo quattro passi hai il fiatone, ti urla il cervello e ti si spalancano gli occhi come quando la mattina alle 8.40 sei ancora a letto e devi essere in ufficio alle 9! ¡Ostia! Per fortuna si cammina! Ma abbiamo una gran voglia di salire e divertirci, e poi c’è una mascotte unica che ci sprona: Lia, il pastore tedesco di Arnau che ha perso la vista da due anni; non vede assolutamente niente, eppure sale su per le montagne senza la minima esitazione. E senza avere il fiatone! Un’indescrivibile soddisfazione e forza nel vederla andar su d’istinto. Secondo Arnau, lei pensa che qualcuno deve aver spento la luce e adesso siamo tutti nella stessa situazione, non vediamo, ma andiamo tranquilli per la nostra strada – poche parole e già ci si commuove. Continuiamo l’arrampicata, và!
Arrivati su in cima, a 2800 metri, ci guardiamo intorno e… bianco. Si è alzata una nebbia fittissima. Ma la fortuna ci assiste, la nebbia si dirada e rivela alcuni piccoli laghetti glaciali e un panorama eccezionale. Fatica ripagata! Si torna giù e andiamo a vedere un altro punto, meta turistica per famiglie che si dedicano al trekking, sulla montagna di fronte; un giro veloce, sgambettata, foto e si riparte, perché è già quasi ora di pranzo. A Ordino Laura è con gli altri giornalisti, pranziamo insieme e facciamo il punto della situazione: siccome “siamo parecchio provati e non abbiamo energie residue”, ci concedono un free pass per il centro termale di Caldea… ¡Olé! L’intero pomeriggio è nel relax più totale, tra bagno turco, sauna, doccia cromatica e getti d’acqua rilassanti. Un trattamento coi fiocchi!
Ma arriva presto il gran giorno, quello della prima gara, la Ronda, accompagnata da altre quattro gare: Mític – 112 km, 9700 m D+; Celestrail – 83 km, 5000 m D+; Marató dels Cims – 42,5 km, 3000 m D+; Solidaritrail – 10 km, 750 m D+.
Alle 7 del mattino il centro del paesino è vivo, c’è tanta gente e parecchio rumore, quello della street band, che dà la carica a suon di percussioni – e la sveglia a chi, come noi, ne ha un po’ bisogno –. Tutto è vivo, tutto è pronto, e alle 7.30 scatta la Ronda, che si snoda lungo tutto il perimetro del principato. Ah, quasi dimenticavo, le condizioni meteo sono perfette. Il sole splende, anche troppo forte.
Prima tappa al rifugio Sorteny, una rapida visita ai piedi del Cataperdìs e si torna alla base per un pranzo rapido e per la grossa sorpresa del giorno: un giro in elicottero.
Si sale su, fino ai 2942 m del Pic Comapedrosa, la vetta più alta di Andorra. E qui…qui il paesaggio cambia. Ci sono rocce sparse dovunque, di color rossiccio/marrone scuro, la vegetazione non esiste, il cielo è di un blu intenso e su, sulla cima c’è un piccolissimo ristoro, un controllo chip e un simpatico signore che suona la zampogna per accogliere quelle coraggiose anime rombanti che hanno la forza di arrivare quassù col sorriso sulle labbra. Poi c’è anche chi, a 2942m, si concede una telefonata, magari dicendo alla moglie di non aspettarlo per cena!
Ci incamminiamo verso il rifugio Comapedrosa, per poi scendere ancora più giù, dove ci aspetta il furgoncino. Passeggiata piacevolissima, si attraversano scenari molto cangianti, dalle rocce marroni si passa alla neve, fiancheggiata da un laghetto glaciale di un blu stupendo, e poi la vegetazione torna a crescere, timida, di un verde/giallino pallido. Mezz’ora di ristoro anche per noi al rifugio, panini e acqua freschissima. Arnau si unisce a noi e si riparte, tutta in discesa e in allegria, di tanto in tanto con la disperata richiesta – chissà da parte di chi? – “Quando arriviamo alla macchina?”
“Es como con el coche de San Fernando, ¡un ratito a pie y el otro andando!” – Si va come con la macchina di San Fernando, un po’ a piedi e un po’ camminando! – e nel frattempo un concorrente ritiratosi per infortunio ci passa, al doppio della nostra velocità, scuotendoci l’orgoglio e donandoci animo e vigore.
Arrivati in albergo, ci si rifocilla meritatamente con 2 kg di anguria e tanta cioccolata e si torna a Ordino, per la partenza di Mític e Celestrail, rispettivamente alle 22 e a mezzanotte. Nell’attesa ne approfittiamo per consumare una birra e dilettarci nel confronto culturale tra italiani, spagnoli e francesi, con la sola Allison, americana, che si sente straniera in terra Europea, ma che si ambienta alla grandissima.
Terzo giorno. Partenza della Marató, altro giretto in elicottero, fin sul Coll d’Arenes, dove si incrociano Celestrail e Marató, per poi separarsi. Spettacolo: a destra quella che sembra una wasteland, paesaggio vulcanico, terreno nero, poche pietre e nient’altro; a sinistra una montagna ripida, da salire “mani e piedi”, per quelli della Marató; davanti e dietro, vegetazione e montagne che scendono dolci fino a valle. Da restarci un po’ fermi ad osservare, increduli. Ma non c’è tempo per osservare, ci affrettiamo verso la salita su cui vediamo passare appena in tempo il leader della Marató, che mi oltrepassa salendo con una furia e una velocità degne del miglior Gattuso, laddove io ho faticato a muovermi, controllando ogni singolo appoggio e temendo per la mia incolumità e quella della fedele Nikon. Ma si sa, questa gente fa un altro mestiere, ce l’ha nel sangue. A fine giornata i colleghi giornalisti, un allegro francese e un portoghese che somigliava a Bob Sinclair, la definiscono “la gara più dura a cui abbia mai preso parte”. Si torna, rigorosamente a piedi per 4-5 km, verso la macchina; discesa piacevole, immersi nel verde, cielo a pecorelle, mucche e cavalli che pascolano tranquilli – “Restano qui fino a ottobre; ogni 3-4 giorni i pastori controllano che sia tutto a posto”, ci dice Arnau. E ci rendiamo conto che quelle mucche meglio di così non potrebbero stare; così come la ragazza di Arnau, che passa sul versante opposto, dedita al dog-sitting… in mezzo alle montagne… Per uno come me, che ha voglia di vivere come un vecchietto pensionato e sorridente, questa è tanta roba!
Si torna alla civiltà, andiamo ad accogliere il primo arrivato della Ronda, Francesc Solé Duocastella, in 31:08:58, vincitore anche dell’edizione precedente. Sembra più provata la sorella che lo accoglie all’arrivo, visivamente commossa e preoccupata, mentre lui sorride, tranquillo e sereno, come se avesse appena vinto i 2 euro al gratta e vinci, quelli che ti ripagano la spesa del bigliettino… normale amministrazione!
Ma finalmente si mangia! Assaggiamo una paella locale, con le lumache – ahi ahi, i palati sopraffini come i nostri titubano! Nel tardo pomeriggio accogliamo altri finisher, tra cui il primo italiano, Enrico Viola, 38:10:54; dopodiché arriva il momento dell’ultima cena e della serata obbligatoria in stile spagnolo: un chupito para ti, uno para mi e la serata prende la piega giusta, risate e allegria ci accompagnano verso la fine di un’avventura breve, ma intensissima e ricca di tante emozioni, molte delle quali sfuggono, non si riescono a descrivere, ma ti restano nella pelle e, per fortuna, si conservano con le foto.
La mattina dopo abbiamo solo il tempo per due saluti e ripartire. Ma ce ne andiamo entrambi soddisfatti e col rimorso di non aver potuto correre almeno la 10 km che, forse, era alla nostra portata.
È stato un evento trail organizzato veramente alla perfezione, senza la minima sbavatura, con ogni dettaglio sotto controllo. Lasciamo una terra particolarissima, che, come detto è un mix di rispetto e precisione tirolesi uniti a calore e allegria spagnoli. Una terra in cui si praticano tutti gli sport di montagna, in cui il trail è una realtà quotidiana: ci sono negozi specializzati dovunque e poi tutti, ma davvero tutti, indossano scarpe da trail. In effetti, come mi ha detto Allison “Capisci che sono fissati quando vedi che dietro il bancone del bar hanno i bastoncini da trail!”.
¡Moltes gràcies i adéu Andorra!

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